Alice Project: alla scoperta del progetto educativo con Valentino Giacomin

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Cos’è Alice Project?

Il Progetto Alice è una ricerca pedagogica, didattica, educativa che si fonda sulla proposta di un nuovo paradigma educativo.

In breve, noi di Alice, a fronte dei tanti problemi e acciacchi che affliggono la scuola di oggi, ci siamo chiesti se valesse la pena continuare a insegnare seguendo vecchi modelli (Newton, Cartesio…) che presentavano un universo concreto composto da oggetti indipendenti l’uno dall’altro, collegati da leggi fisse di tipo deterministico dove non c’era posto per principi di ordine trascendente.


Com'è nato e come sta crescendo?


Il Progetto Alice è nato proprio dall’analisi del fallimento del modello educativo basato su una concezione del mondo materialistica, meccanicista, che separava la scienza dalla morale, la fisica dalla metafisica, il corpo dalla mente, la psiche dalla materia, l’io dal tu e dagli altri, la storia dalla matematica, la fisica dalla filosofia, l’Italia dalle altre nazioni, il sole dalla luna, la Terra dai pianeti e dal sistema solare…

Ci siamo domandati dove ci stesse portando questa visione empirico- oggettuale che insegna solo a dividere, separare, classificare, misurare, giudicare. Ci siamo chiesti se avesse creato piu’ felicità oppure gravi disagi progressivamente più numerosi e “condivisi” con milioni di persone.

La risposta è a nostro avviso sotto gli occhi di tutti.

Così, una volta dimostrato il fallimento della scuola che si ispira ad una visione del mondo errata (perché incapace di offrire una valida terapia al disagio esistenziale di milioni di persone e alla sofferenza della Terra – vedi disastro ecologico), ci siamo messi alla ricerca di un nuovo modello di scuola fondato su un diverso paradigma scientifico: quello rivoluzionario della fisica subatomica e delle moderne teorie sistemiche ed olografiche.

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Qual è l'approccio pedagogico che seguite e perchè?


Ispirati, come detto, dalla fisica quantistica, abbiamo cercato di proporre ai nostri studenti un percorso cognitivo-formativo secondo una visione unitaria o olistica del mondo, avendo come meta finale la comprensione e realizzazione della “totalità”.

Muovendoci secondo una prospettiva transpersonale (Assagioli, Boggio Gilot, Bocconi, Jung…) cerchiamo di proporre agli studenti un approccio alla conoscenza non settario e fondato sulle divisioni, ma olistico, interculturale e interdisciplinare.

In questo contesto, la prospettiva transpersonale ci presenta l’essere umano come una unità bio-psico-spirituale.

Cito una efficace sintesi fatta da Laura Boggio Gilot, una psicoterapeuta che stimo moltissimo. L’approccio transpersonale e transrazionale, dice la psicologa, “affronta i temi della salute, della malattia e dello sviluppo mentale nella complessa trama di interazioni istintuali, emozionali, mentali e spirituali, che non esclude le dinamiche interpersonali ed i rapporti con la natura, il cosmo ed il suo Principio”. Mi chiede “perché” abbiamo fatto questo “salto rivoluzionario” contro la pedagogia del … fallimento. Credo che la risposta sia implicita in quanto ho già detto. Uno studente “diviso” non può essere felice!


Come avviene la pratica dello Yoga e la meditazione nei bambini della vostra scuola?


Fin dall’apertura della scuola noi abbiamo inserito lo Yoga come disciplina curriculare.

Da 24 anni i nostri studenti praticano mezz’ora di yoga al giorno. Si tratta di yoga vero, classico, quello di Patanjali, per intenderci. Non lo yoga “ginnastica” o “yoga relax”che va di moda in occidente. Lo yoga di Patañjali è spesso chiamato ashtanga Yoga, ovvero lo “Yoga degli otto stadi” attraverso i quali lo studente armonizza la mente con il corpo (nei primi cinque stadi) e quindi li trascende realizzando la coscienza non duale (ultimi tre stadi).

Val la pena di menzionare questi stadi.


1. yama (armonizzazione delle relazioni interpersonali);
2. niyama (armonizzazione delle sensazioni interiori);
3. âsana (bilanciamento degli impulsi nervosi opposti);
4. prânâyâma (concentrazione di tutta l'energia pranica);
5. pratyâhâra (raccoglimento ed eliminazione di tutte le distrazioni esterne alla persona)
6. dhâranâ (concentrazione della mente in un unico punto e soppressione della confusione mentale utilizzando un simbolo psichico come centro focale);
7. dhyâna (meditazione; la consapevolezza scorre senza sforzo intorno al simbolo psichico);
8. samâdhi (uno stato in cui vi è completa assenza di qualsiasi modificazione mentale; tutto ciò che rimane è consapevolezza).


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Che vantaggi ne osservate?


Non so quanto lo yoga influisca sui risultati in generale per quanto riguarda la disciplina e il successo scolastico. Come già detto, noi cerchiamo il più possibile di evitare la frammentazione del sapere, per presentare una didattica olistica in cui la matematica si “mescola” alla meditazione, le scienze interagiscono con la mitologia.

Ricerche effettuate nel passato dal prof. Sharma dell’Università BHU di Benares hanno dimostrato che i nostri studenti hanno, come dire… una marcia in più rispetto alle altre scuole.

In particolare, dimostrano un’incredibile capacità di attenzione, memoria, concentrazione, eccellono anche nella consapevolezza e nella disciplina. Il bullismo è praticamente assente. Infine, la percentuale di bocciature alla fine della scuola superiore è praticamente zero.


Un occidentale che ha la possibilità di sperimentare la vostra realtà secondo voi con che valore aggiunto ne esce?


Non so rispondere a questa domanda. Posso affermare che gli scolari che 35 anni fa furono protagonisti della prima sperimentazione del Progetto Alice, in Italia, in alcune scuole della Provincia di Treviso, hanno sicuramente una memoria aggiunta: a loro dire, hanno imparato qualcosa che non dimenticheranno nella loro esistenza. E quel “qualcosa” li aiuta – dicono – a superare i momenti difficili della loro vita.

Sara Canella