Come vivere in India? Ce lo racconta Carlo Pinton di ViaggiTourIndia

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1. Perché hai deciso di trasferirti in India? Raccontaci come un italiano può trovare lavoro e vivere in India.

Vivo stabilmente in India (per lo più a Delhi) ormai da quasi 11 anni, ma la prima volta che sono atterrato all’aeroporto Indira Gandhi di Delhi era il lontano 1997, con uno zaino in spalla e nient’altro. Poi si sono susseguiti molti altri viaggi, fino alla decisione di cambiare la mia vita di agente di commercio in Italia e stabilirmi in India.

2. Perchè scegliere l’India e cambiare vita?

Ho scelto l'India come Paese in cui vivere e lavorare per vari motivi, alcuni pratici e alcuni “sentimentali”:

  • Perchè conoscevo meglio l'India rispetto ad altri paesi e ho avuto subito la sensazione di “sentirmi a casa”, anche se l’ambiente era così straordinariamente diverso da quello in cui vivevo in precedenza!

  • Perchè in India si parla inglese in modo abbastanza diffuso e quindi il primo impatto, quello della lingua, era più facile da superare (anche se poi saper parlare qualche parola di hindi è fondamentale!).

  • Perchè è l'India è Paese in rapido sviluppo economico e quindi con buone possibilità di un mio inserimento lavorativo. Sono partito come direttore e socio di un tour operator locale, ma chissà cosa altro potrei ancora fare…

  • Perché l'India è un Paese la cui vita non si è ancora omologata ai modelli religiosi, filosofici e culturali di stampo occidentale. In fondo, ai miei occhi, vivere negli Stati Uniti o in Spagna, non è “culturalmente” così diverso che vivere in Italia… Qui invece le differenze sono veramente notevoli!

  • Perché credo che in India si “riassuma e accentui” tutto quello che esiste di positivo e di negativo di tutti gli altri paesi del mondo, quindi, una volta vissuto in India, è poi più facile adattarsi a qualsiasi altra realtà (Italia compresa!).

  • Certamente perché in India ho incontrato belle persone (anche se non solo..), come il mio socio indiano Vivek, che mi hanno aiutato in modo disinteressato ad inserirmi e a capire le differenti mentalità e modalità di vita della maggior parte del popolo indiano. Anche se vi assicuro che, per un testardo agente di commercio del nord est come me, non è stato facile (e non lo è ancora..) adattarsi alla mentalità ed ai modi di vivere indiani.


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3. Come si svolge la giornata tipo di un occidentale che vive a New Delhi?

Dipende da che tipo di occidentale stiamo parlando e dal tipo di attivita’ che qui sta facendo.

Nel mio caso, la vita e’ soprattutto lavoro anche se con ritmi un po' diversi da quelli che avevo in Italia e soprattutto con molto meno stress, in primis perche’ sto facendo un lavoro che mi piace moltissimo e lo faccio per me stesso e per la mia azienda.

Quindi da lunedi a venerdi ufficio ma con orari “comodi” e flessibili (dalle 10.30 alle 18 circa), per il resto e il sabato e domenica spesso lavoro anche da casa (il mio lavoro mi permette di lavorare in qualsiasi posto ci sia una connessione internet, dall’Himalaya alle spiagge incantate delle Andamane...).

Delhi e’ una metropoli grandissima, vastissima e popolatissima (circa 20 milioni di abitanti) e quindi tante volte e’ difficile incontrarsi con amici e conoscenti che vivono dall’altra parte della citta’, ma per fortuna si riesce sempre ad organizzare qualche bella cenetta o pranzetto a casa di qualcuno o in ristorante.

A parte 2-3 mesi l’anno, qui si puo’ sempre andare il weekend/festivita’ in qualche bel resort con piscina per rilassarsi e prendere il sole... anche se da un anno a questa parte passo spesso del tempo presso un Istituto per bambini di strada per giocare con dei bambini orfani o “di strada”. Questa esperienza mi ha arricchito molto e non potrei mai rinunciare a parte del mio tempo libero per stare insieme a loro. Mia moglie, invece, che e’ venuta ad abitare qui con me da 3 anni, si reca in questo Istituto ogni giorno, cercando di insegnare ai bambini un po' di inglese e praticare attivita’ istruttive.


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4. Cosa non finisce mai di stupirti degli indiani e della loro cultura?

Sicuramente la parte culturale dell'India che mi affascina di più è la loro pazienza, anche se a volte sembra essere per necessita’ di cose “passiva accettazione della realta”.

Nella nostra cultura “occidentale” abbiamo proprio dimenticato cosa vuol dire “contare fino a 10” prima di esprimersi e reagire... gli indiani invece non danno niente per scontato e sono sempre pronti prima ad ascoltare e poi eventualmente a dire la propria. Noi occidentali a volte scattiamo subito specie quando crediamo (!)  di avere ragione... gli indiani invece, forse grazie al fatto di dover convivere in stretti spazi con una moltitudine enorme di persone di diversa razza/religione/ceto sociale ed economico/lingua ect., partono dal presupposto che si puo avere ragione (o torto) entrambi.

5. Raccontaci qualche aneddoto di vita nell'India di oggi.

Potrei citare tantissimi aneddoti di vita qui in India... quindi mi limito a citare solo quella che mi e’ capitata, vi giuro, 1 ora fa tornando a casa dall’ufficio.

Ero seduto in un autorikshaw elettrico (che piano piano stanno sostituendo qui a Delhi i chiassosi e inquinanti “tuk-tuk/apecar” a gas) che dalla stazione della Metro (bellissima e pulita!) mi porta a casa (20 rupie per 3-4km). Quasi arrivato a destinazione, un'auto che ci precedeva a sinistra mette la freccia per svoltare a destra, mentre l’autorikschaw invece di rallentare per lasciarla passare continua dritto imperterrito fino all’inevitabile scontro, nonostante l’ultimo disperato tentativo di frenare (se di freni possiamo parlare..) conditi dal potente (questo si che funziona sempre bene!) colpo di clacson inutile.


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La donna al volante dell’auto esce e cerca con toni decisi di spiegarsi con il conducente del rikshaw... ma non la vedo arrabbiata come sarei stato io al suo posto, almeno fino a quando il conducente pare (parlano in hindi che comprendo solo a grandissime linee) neghi di aver visto la freccia.

A quel punto la donna prende le chiavi del rikschaw per essere sicura che il conducente non scappi e telefona a suo marito che abita di fronte al luogo dell’incidente. Allora io scendo e cerco di far capire al conducente del rikschaw che ha torto e di trovare una soluzione e parlo con la donna che nel frattempo si sta innervosendo e mi dice (stavolta in inglese): “non e’ tanto una questione di soldi ma lui non vuole chiedermi scusa e ammettere di essere in torto” facendomi capire che nonostante la portella posteriore e parte della fiancata dell’auto sia strisciata evidentemente con una chiara botta (comunque il rikschaw andava piano... e’ a batteria) sarebbe disposta a finire tutto lì solo dopo aver ricevuto le dovute scuse... “Col cavolo che lo avrei lasciato andare” penso subito io!.

Per non farla lunga, vi dico solo che infine arriva anche il marito camminando molto lentamente e, con il sorriso stampato in faccia, si avvicina a noi (inteso col il gruppetto di “n” curiosi che rapidamente si forma ogni volta ci sia una controversia/”spettacolino da assistere”) e senza ascoltare nessuno, ma solo dando una rapidissima occhiata da distante al danno subito,  si rivolge a me (unica “tigre bianca”/straniero) e mi dice beandosi “ma si, cosa vuoi che sia, e’ il solito classico incidente che succede qui nell’intricatissimo traffico di Delhi, non perdiamo tempo” (libera traduzione delle sue parole e soprattutto dell’espressione del suo viso).

Scuse fatte e fine della storia, il gruppetto si dissolve altrettanto rapidamente e tutti riprendono la loro via di ritorno a casa!

6. Perché hai deciso di collaborare con Holiram? Qual è secondo te il valore aggiunto dei viaggi fatti con questa associazione?

Prima di tutto perche’ gia’ conoscevo personalmente le loro promotrici Lara, Cecilia e Sara e questo mi bastava gia’: un misto di simpatia, amore per l’India, dedizione e professionalita’ e gran spirito d’intraprendenza!

Holiram ha lo stesso modo di intendere il viaggio che ho io, cioe’ assoluta disponibilita’ e flessibilita’, voglia di scoprire cose nuove, attenzione e assoluto rispetto ai valori e costumi dei luoghi e popolazioni visitati... ma il valore aggiunto e’ proprio quella valenza spirituale/umana (tipica caratteristica del popolo indiano) che affianca l’esperienza culturale/storica/fotografica (predominante in molti altri programmi di tanti classici Tour Operator) e che fa si che il viaggiatore che torna da questi tour rimanga piu impresso un sorriso di un bimbo vestito di stracci incontrato camminando tra le stradine della Vecchia Delhi o tra i Ghat di Varanasi o per un sentiero che si inerpica tra le cima himalayane per arrivare ad un Monastero Tibetano, che la perfezione del pur unico e magnifico Taj Mahal!


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7. I tuoi sogni nel cassetto: quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il mio futuro e i miei sogni sono la stessa cosa, dato che il mio motto e’ appunto: "Il futuro appartiene a chi crede alla bellezza dei propri sogni. The future belongs to those who believe in the beauty of their dreams!!!"

Vi aspetto tutti qui,

Namaste’

Carlo

 





Sara Canella